La minaccia dell’ISIS e la sicurezza in Europa

Il terrorismo molecolare è probabilmente la principale minaccia che grava – dal punto di vista “militare” – sull’Unione Europea e su tutti noi cittadini.

di Ciro Luigi Tuccillo

terrorismo molecolare, isis, isil, europa, sicurezzaL’esistenza della minaccia terroristica radicata sul territorio europeo, frutto della radicalizzazione di cittadini “europei” (di prima e seconda generazione) o di rifugiati, è un problema sempre più esteso. La differenza tra la minaccia portata dall’ISIS e quella di organizzazioni terroristiche tradizionali come Al Qaeda rende necessario una profonda revisione delle tecniche di analisi riguardanti le minacce alla sicurezza, un’analisi che deve prendere in considerazione molteplici fattori – tra cui la trans-scalarità del fenomeno terroristico.

L’articolo in questione è un primo approccio alla questione, su cui si potrà sviluppare una più complessa mappa d’analisi del fenomeno.

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Ciro Luigi Tuccillo, Organizzazione dello spazio, del conflitto molecolare e della sicurezza in Europa

Brexit: gli effetti sui lavoratori europei (e non)

Il Brexit rappresenta un problema consistente per i lavoratori europei che operano in Gran Bretagna  – ma anche per gli studenti e per tutti quelli che sono andati lì in cerca di fortuna.

di Valentina Prisco

valentina prisco - brexit - cfe - center for the future of europeIl Brexit rappresenta un colpo molto duro per lo sviluppo del progetto europeo in senso politico. Si tratta infatti del primo caso di Stato membro che decide di abbandonare l’Unione Europea, sfruttando l’art. 50 del trattato di Lisbona – con il quale si consente l’uscita degli Stati membri dalla comunità. L’esistenza di tale articolo non significa però che l’Europa fosse politicamente preparata ad un caso del genere, e le conseguenze politiche sono al momento difficilmente immaginabili.

La certezza è che storicamente la Gran Bretagna ha sempre ottenuto dall’Unione Europea ben più di quanto abbia dato, sia in termini di “libertà politiche” che in termini di finanziamenti, e questo rende ancora più difficilmente comprensibile il discorso del Brexit. L’uscita del Regno Unito dall’UE al momento risulta più dannosa per loro che per l’Unione Europea.

Unico elemento certo al momento è che il voto per il Brexit sia stato in larga parte motivato da errate percezioni di fattori socio-economici quali la pressione migratoria sul territorio britannico. Migranti europei e non sono percepiti da una quota maggioranza dei britannici come “parassiti” del sistema di welfare anglosassone, e in tale direzione si erano diretti molti interventi del governo Cameron negli ultimi anni, che hanno reso molto più difficile l’insediamento di cittadini europei sul territorio britannico, siano essi per studio o per lavoro. Adesso, con il Brexit, sarà più difficile anche solo viaggiare in Gran Bretagna.

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Valentina Prisco, Brexit ed effetti sugli immigrati (1 luglio 2016)

Piano d’Azione 2016: come contrastare il finanziamento del terrorismo

Il Piano d’Azione 2016 presenta una serie di misure volte a contrastare il finanziamento del terrorismo – analizziamo quali sono

di Rosa Stella De Fazio

 Il 17 marzo 2016 sembra un giorno normale ad Ankara: in una domenica pomeriggio come tante nel quartiere di Kizilay un gruppo di persone attende l’autobus alla fermata.  È invece un giorno che i turchi non dimenticheranno.

Alle 17.30 un’autobomba esplode proprio in quel punto nevralgico della città, causando 37 morti e 125 feriti. L’attacco, secondo le autorità turche, sarebbe riconducibile ai seguaci dell’organizzazione terroristica del Pkk curdo.

Come reagisce l’Unione Europea dinanzi alla minaccia del terrorismo, continuamente in espansione, e al pernicioso legame tra il fattore ideologico ed economico nella commissione degli attentati? L’ultima iniziativa della Commissione europea, un Piano d’azione approvato lo scorso 12 febbraio, consiste in un sistema di misure volte a contrastare l’utilizzo abusivo del sistema finanziario a scopo di finanziamento del terrorismo.

L’articolo analizza i quattro settori d’intervento in cui è articolato il nuovo Piano, la cui implementazione – prevista per i quattro trimestri dell’anno in corso e del 2017 – è rimessa all’azione della Commissione, di quest’ultima in accordo con l’Alto Rappresentante dell’UE e degli Stati membri, che considerano il contrasto al terrorismo in ambito interno e nelle relazioni con i Paesi del Mediterraneo/Medio Oriente.

Versione in PDF:

Rosa Stella De Fazio, il Piano d’Azione 2016 per la lotta al terrorismo

Strategie di soft power nell’era del multipolarismo

Il soft power svolge al giorno d’oggi una funzione fondamentale nel determinare gli equilibri geopolitici – ecco perchè le superpotenze investono tanto nella propria “immagine pubblica”

Di Chiara Manzillo

Il concetto di soft power è stato elaborato da Joseph Nye per inquadrare tutte le strategie perseguite da una potenza al fine di diffondere la propria influenza culturale e politica senza l’utilizzo di metodi coercitivi (definiti hard power).

Per quanto riguarda il continente Europa, questo è stato – soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale – co-influenzato dalle due super-potenze della Guerra Fredda: Stati Uniti e Unione Sovietica. Due modelli di soft power tra loro contrapposti ma sostanzialmente simili nelle linee guida (un nemico assoluto, l’integrazione culturale, e così via), ma tra i quali quello statunitense si è dimostrato più “efficace”.

Oggi la grande contrapposizione è con il modello di soft power russo, che soprattutto in questi ultimi mesi sta vivendo una “nuova primavera” grazie alla notorietà internazionale di Vladimir Putin, ma che al contempo continua a presentare i limiti storici del soft power russo – in primis quelli geografici.

Di seguito il link al PDF:

Chiara Manzillo, Strategie di soft power nell’era del multipolarismo (18-12-2015)

L’ombra del Neo-Eurasiatismo nella politica estera russa

Il ritorno della Russia sulla scena mondiale è frutto anche di un complesso calcolo geopolitico e ideologico, che trova parte delle sue radici nell’Eurasiatismo

di Bruno Formicola

L’Eurasiatismo è una corrente “geopolitica” e un modo di vedere il mondo che, a distanza di circa un secolo dalla sua nascita, ha trovato un suo nuovo promotore in Alexandr Dugin e una sua incarnazione politica, in parte inconsapevole, in Vladimir Putin. Ma in cosa consiste l’eurasiatismo? La risposta è nelle prime righe dell’articolo di Bruno Formicola:

La nuova dottrina eurasiatista è imperniata sul concetto squisitamente geopolitico di Ordine Eurasiatico” contrapposto a quello “atlantista”. Rifacendosi alla teoria dell’Heartland del geografo inglese Halford Mackinder, Dugin reinterpreta la storia mondiale ponendo al centro l’atavico antagonismo tra imperi marittimi e imperi continentali.

Un interessante analisi sul rapporto tra ideologia e realpolitik nella ridefinizione dei rapporti di potere nell’area euro-asiatica, soprattutto alla luce degli avvenimenti recenti.

Di seguito il link all’articolo completo:

L’ombra del Neo-Eurasiatismo nella politica estera russa